“Modelli criminali…” secondo il titolo del libro dei due magistrati antimafia Pignatone e Prestipino, in tema di “Mafia Capitale”.

Grammaticalmente sostantivo e aggettivo, il primo ed il secondo termine, letteralmente denotano che i modelli sono criminali.
E’ possibile che sia stata un svista.
Ma comunque, se i modelli, cioè le prefigurazioni delle realtà cui pensano, sono criminali, ciò invera la teoria per cui non c’è crimine nè criminalità senza il previo modello, essi stanno anzitutto nel modello.
E’ poi ovvio che abbiano un qualche rapporto con la realtà. Di fatti i modelli sono concepiti per regolarla.
Ma quando la regolazione sia il mezzo ed il modo dell’attacco ad essa, della “lotta” ad essa (è sempre tale la regolazione penale, per definizione repressiva e menomativa o annientativa di essa), allora i modelli la hanno in odio.
E quando ciò sia, è altamente probabile che, essi, siano modelli di etnizzazione, di etoizzazione, di razzizzazione, del sociale (la criminazione, col suo modello, è del tutto equivalente e corrispondente ad esse).
E’ quindi probabile che essi contengano ed esprimano il risentimento etnico, etoico, razziale (o criminoico), del modellatore.
Che essi quindi siano etnisti o razzisti. e possano quindi preludere a regolazioni da pulizia etnica o razziale.
Probabile tanto più, quando siano intenti a colpire etnie o razze, o stili di vita, non altro. Come fanno i “modelli criminali” che attaccano esclusivamente formazioni, gruppi sociali, aggregati umani, associazioni.
Ciò anche perchè quell’indole è storicamente provata.
La ebbero i “modelli criminali” della cultura penale nazionalsocialista, paradigmaticamente etnista e razzista, clamorosamente realizzativa d’essi. Il “modello criminale” in art 416 bis cp non se ne discosta.

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